Una notte al museo By Kakhaber Bonnie e Stella compiono un furto clamoroso. Ispirato dalle storie di osbolik Bonnie e Stella avevano deciso di rubare un prezioso pugnale da un museo. Avrebbe dovuto introdursi di notte nell’edificio sfruttando il condotto di ventilazione. Bisognava prendere prima possesso della sala controllo e poi, una volta disattivati i sistemi di sicurezza, eliminare le guardie una dopo l’altra silenziosamente, in modo da prelevare l’oggetto e scappare indisturbate. Il furto richiedeva quindi l'eliminazione rapida delle guardie con metodi di strangolamento e soffocamento. Una volta steso il piano in tutti i dettagli, si sottoposero per settimane a un duro allenamento in palestra, per rinforzare soprattutto braccia, cosce e glutei, in modo tale da poter utilizzare i loro corpi come armi micidiali. Vestite con tute nere aderenti e munite di fune, martelletto, cacciavite e qualche calza di nylon, Bonnie e Stella entrarono in azione a notte fonda. Salirono per una scala antincendio di un vicolo dietro all’entrata principale e poi per una scala a pioli più piccola che portava al tetto. Una volta arrivate lì sopra, legarono saldamente un capo della fune a un tubo che scorreva lungo il tetto e si calarono quindi in basso, scivolando lungo la fune e appoggiandosi con i piedi alla parete fino ad arrivare all’altezza di una finestra non protetta da allarme. Bonnie ruppe il vetro con il martelletto, fece passare la mano per aprire la finestra e saltò dentro, subito seguita da Stella. Erano in una piccola toilette usata come sgabuzzino. Facendosi aiutare da Bonnie, Stella salì fino alla grata del condotto di ventilazione, la svitò e si infilò nel condotto. Bonnie usò invece una scaletta per arrampicarsi fino al condotto. Richiuse la grata e vi legò un estremo di un’altra loro fune, abbastanza lunga da poter fare tutto il tragitto e calarsi nel punto desiderato. Le due donne percorsero il condotto strisciando fino alla successiva grata, che si trovava esattamente sopra il bagno usato dalle guardie della sala controllo. La porta della sala era a prova di bomba e chiusa dall’interno. Era l’unico modo per le due ladre di arrivarvi. Stella svitò la grata e rimase ad aspettare un po’ prima che arrivasse qualcuno in bagno. Entrò una guardia, un uomo alto, magro e di mezza età. Si mise a orinare in una delle toilettes e non potè accorgersi della fune che veniva calata fino al pavimento, proprio alle sue spalle. Quando ebbe finito si girò e rimase un attimo immobile osservando la fune sospesa davanti ai suoi occhi: alzò lo sguardo e fece appena in tempo per vedere Stella scivolare rapidamente giù per la fune e sedersi sulle sue spalle. Prima che potesse reagire, Stella strinse con forza le cosce attorno alla testa incrociando le caviglie dietro alla schiena in modo da applicare la massima pressione con la stretta delle cosce, e allo stesso tempo spingendo il bacino in avanti: in questo modo il viso della guardia rimaneva ancora più saldamente premuto contro il cavallo dei pantaloni, togliendogli completamente il respiro. Istintivamente la guardia afferrò le cosce della donna cercando di staccarle dalla sua testa, ma solo per rendersi conto della sua impotenza e della solida muscolatura del suo aggressore. La stretta spaventosa a cui era sottoposto lo stava rapidamente conducendo allo svenimento: a u certo punto le gambe non ressero e la guardia si accasciò sul pavimento. Stella seguì il movimento della sua vittima senza diminuire minimamente la pressione. Scivolò lungo la fune fino a sdraiarsi su un fianco al pavimento, continuando a stringere la testa intrappolata tra le sue gambe, chiedendosi se sarebbe morto prima per strangolamento o per soffocamento. Bonnie dall’alto le sussurrò di muoversi, non poteva perdere tempo a giocare, così Stella decise di finirlo più rapidamente, anche se avrebbe voluto tenerselo lì ancora qualche minuto, giusto il tempo per darle un orgasmo. Con un movimento secco del busto Stella si girò dalla parte opposta ma il resto del corpo che teneva imprigionato non la seguì, provocando la rottura del collo della guardia. Bonnie scivolò giù dalla corda e insieme alla complice si nascosero in uno dei bagni, aspettando l’altra guardia della sala controllo, la quale sarebbe certamente arrivata non vedendo tornare il collega. Poco tempo dopo infatti entrò la guardia, un uomo molto alto e muscoloso, che subito si precipitò a soccorrere l’uomo già morto disteso sul pavimento. Bonnie, forse confidando troppo nella sua abilità, attaccò da dietro, cercando di avvolgergli la calza intorno al collo per strangolarlo. La guardia però reagì immediatamente rifilando una potente gomitata al fianco di Bonnie. Ancora chinato in avanti, allungò le braccia all’indietro riuscendo ad afferrare il collo del suo aggressore e, facendo leva con la sua schiena, si abbassò facendo ribaltare Bonnie in avanti. La donna andò a sbattere violentemente a terra di schiena, battendo la testa contro le piastrelle del bagno. L’uomo si rialzò, si chinò su Bonnie e le rifilò un pugno in faccia che la tramortì. Iniziò a tastarla ovunque per cercare armi e naturalmente per saggiare le sue forme messe in risalto dalla tuta aderente che indossava. Il piacere durò poco: Stella si avvicinò da dietro di soppiatto e afferrandolo per i capelli, gli fece sbattere la fronte contro il bordo di uno dei lavandini. Prima che potesse reagire, Stella si sedette sulla sua schiena e gli avvolse la calza intorno al collo, stringendola con tutta la forza che aveva. L’uomo era davvero forte però: nonostante il colpo alla testa e il peso sulla schiena di Stella, si alzò in piedi e cercò di girarsi per colpirla. Stella riuscì a rimanere aggrappata stringendo le gambe attorno al torso dell’uomo, che continuava a girarsi e sbattere Stella contro la parete, senza peraltro riuscire a scrollarsela di dosso. Lei invece, stringendo i denti al massimo dello sforzo, manteneva la calza ben stretta alla gola della guardia così come riusciva a restare aggrappata a lui con le gambe, inscenando una sorta di mortale rodeo, dove il toro era l’enorme guardia strangolata, le cui forze però cominciarono ad abbandonarlo: barcollò per qualche secondo e cadde in ginocchio, proprio davanti a Bonnie, ancora svenuta. Stella riuscì a rimettere i piedi per terra e ora, in piedi dietro di lui, fu più facile finirlo. Quando l’uomo non diede più segni di vita lo lasciò andare, facendolo cadere addosso alla sua complice. Stella era troppo stanca e si sedette poco distante a riprendere fiato. Quando riprese i sensi, Bonnie si ritrovò sdraiata supina sul pavimento del bagno con l’enorme guardia stesa sopra di lei. La faccia, che mostrava inequivocabilmente segni di morte da strangolamento, era finita proprio in mezzo alle tette. Bonnie appoggiò le mani sulle spalle del cadavere e cominciò a spingerlo faticosamente in giù, prendendosi le pause per raccogliere le forze, dato che era veramente pesante. Stella faceva apposta a non aiutarla e rimaneva a guardare divertita. Bonnie lo spinse in giù facendo strusciare la faccia tra le tette, gli addominali scolpiti e il pube, fino a posizionargli il collo tra le cosce. Lo strinse con forza e con un movimento secco del torso riuscì a spezzargli il collo. Si rialzò e rifilò un calcio al corpo, rabbiosa. Entrate nella sala controllo le donne osservarono i monitor della videosorveglianza. Il loro obiettivo era situato in fondo all’ ultima sala al piano terra, perlustrata da una sola guardia, un uomo di mezza età e magrolino. Prima di arrivare lì c’erano però altre due sale da attraversare, ciascuna sorvegliata da una guardia. Si trattava di due agenti piuttosto corpulenti. Dopo aver disattivato il sistema di allarme e spento le telecamere di sorveglianza, uscirono dalla sala controllo sbloccando dall’interno la porta senza richiuderla: un accorgimento che sarebbe stato prezioso in seguito. Scesero le scale e raggiunsero la sala immersa nella semioscurità. Bonnie si avvicinò rapida dietro la guardia in perlustrazione, gli strinse il braccio sinistro attorno alla gola e il palmo della mano destra premuto sulla bocca: Stella si piantò davanti a lui, gli strappò la torcia di mano e gli assestò una serie di ginocchiate alle palle che lo tramortirono in breve. Lo trascinarono vicino a una parete della sala, sentendo un’altra guardia avvicinarsi verso di loro. Restando nascoste dietro una fila di statue, decisero di togliere subito di mezzo il loro prigioniero senza che questi facesse rumore: Stella si sedette sulle ginocchia della vittima incrociando le proprie caviglie sotto le gambe dell’uomo, tenendole cosi immobilizzate. Bonnie, si sedette invece sull’addome, avvolgendo le gambe attorno al torso. Poi tirò giù la zip della tuta aderente, scostando i lembi in modo da lasciar fuori il seno nudo. Afferrò la testa della guardia e la tirò su, schiacciandogli il viso tra le tette. Stella da dietro, sempre rimanendo seduta sulla guardia, si piegò leggermente in avanti in modo da afferrare le braccia dell’uomo per i polsi, mentre questo stava riprendendo i sensi senza ancora sapere di essere finito in una trappola mortale. Mentre a pochi metri di distanza il collega passeggiava ignaro per la sala, lui cercava disperatamente di liberarsi o perlomeno di farsi sentire, ma inutilmente. Bonnie gli stringeva con forza le gambe attorno al torso e le braccia attorno alla testa, soffocandolo con le tette. Dietro di lei Stella gli teneva le gambe unite e bloccate. Tenendolo per i polsi, iniziò pure a tirarlo verso di sé, facendogli schiacciare ancor di più il viso contro il petto della complice. Questa stava per essere travolta da un potente orgasmo, con la guardia che camminava poco distante da dove si trovavano. Bonnie chiuse gli occhi, appoggio il mento sopra la testa della sua vittima aspettando che l’orgasmo passasse, insieme con gli ultimi sussulti della guardia. Lo tenne stretto contro di sé fino a che vide l’altra guardia cominciare ad allontanarsi. Bonnie per non far rumore appoggiò la testa dell’uomo dolcemente sul pavimento e fissandolo ancora per qualche istante, richiuse la cerniera della tuta. Senza perdere altro tempo Bonnie si rialzò e attaccò la guardia che aveva appena lasciato la sala: corse verso il poliziotto che camminava ignaro davanti a lei, arrivatagli vicino si lanciò a terra e con un perfetto tackle in scivolata fece volare la guardia che ricadde pesantemente su di lei. Bonnie fu rapida a spingerlo via e prima che potesse reagire, gli intrappolò la testa tra le cosce rimanendo sdraiata su un fianco. Le sarebbe bastato un movimento secco per spezzargli il collo, ma temeva che il rumore avrebbe allarmato l’ultima guardia rimasta nel silenzio del museo. Guardando il poliziotto negli occhi gli fece segno di stare zitto mettendosi l’indice sulla bocca. Poi allentò la stretta delle cosce, limitandosi a tenerlo bloccato per il collo. Allungò le braccia verso di lui e gli tenne premuta la bocca con il palmo della mano destra mentre con il pollice e l’indice della sinistra gli chiuse il naso. Intanto Stella era entrata nell’ultima sala in fondo e senza farsi notare, si mise dietro la guardia rimasta: gli avvolse il braccio intorno alla gola e la mano premuta sulla bocca. L’uomo era piuttosto avanti con gli anni e in breve perse i sensi. Dopo averlo disarmato, usò un coltello che gli aveva trovato addosso per ricavare due corde prese da una grossa tenda della sala. Con quelle corde legò mani e piedi alla guardia, mentre Bonnie finiva di soffocare la sua vittima. Stella non si accorse che da uno sgabuzzino della sala era uscita un’altra guardia che prima non avevano individuato. Appena vide la donna rialzarsi dopo aver legato il suo collega, le puntò la pistola e addosso e le intimò di alzare le mani e voltarsi lentamente, puntando il fascio di luce della torcia verso di lei mentre avanzava. Si arrestò all’improvviso, sentendo qualcosa alle spalle. Si girò di scatto appena in tempo per vedere Bonnie che, sorridendo gli spruzzò negli occhi un mini.spray urticante preso da una delle guardie uccise. Il poliziotto urlò e si portò le mani agli occhi lasciando cadere pistola e torcia. Sentendosi afferrato, con uno scatto si gettò in avanti cercando di scappare. Bonnie fu più agile e si lanciò su di lui atterrandolo e sedendosi sopra la sua pancia. Lui era molto più grosso e la spinse via a lato. Intanto Stella era corsa in suo aiuto. Si sdraiò alla destra dell’uomo e gli prese il braccio, infilandoglielo sotto la propria ascella e allo stesso tempo riuscendo ad avvolgere le gambe attorno al petto della guardia. Bonnie dal lato opposto fece lo stesso: infilò l’altro braccio della guardia sotto la sua ascella e strinse le gambe attorno alla vita dell’uomo, in modo tale da immobilizzarlo. Lui urlava per il dolore agli occhi e cercava disperatamente di liberarsi da quella morsa, ma era impossibile, bloccato com’era. Le braccia erano infilate nelle loro ascelle e le gambe delle due donne erano avvolte attorno al petto e alla vita in una morsa che sembrava d’acciaio. Bonnie e Stella, non potendo fare nient’altro in quella posizione, cercarono prima di soffocarlo, mettendo ciascuna la propria mano libera sopra la faccia della guardia, cercando di chiudere naso e bocca: lui però si agitava troppo con la testa ed era impossibile. Quando il loro prigioniero si fu calmato un po’, stanco di tentare di divincolarsi, Bonnie trovò il modo per ucciderlo. Con la mano sinistra, quella libera, si allungò verso il basso, slacciandogli la cintura. Ne prese una estremità e la tirò, riuscendo a sfilarla tutta. Stella afferrò l’altra estremità e facendosi aiutare da Bonnie, avvolse la cintura intorno alla gola dell’uomo che, capita l’intenzione delle donne, ricominciò a gridare aiuto senza che nessuno potesse sentire. Tirando ciascuna dalla propria parte con la mano libera, usando tutta la forza che avevano nel braccio, riuscirono a strangolarlo senza allentare la presa con le gambe e l’altro braccio. Dopo averlo ucciso, mollarono la presa e lasciarono la cintura intorno al collo della guardia. Rimasero qualche minuto inginocchiate ai due lati del corpo, a riprendere fiato e a rilassarsi dopo lo spavento per il pericolo corso. La sorveglianza era stata eliminata e potevano procedere finalmente al furto del pugnale. Si abbracciarono e si baciarono appassionatamente. Il momento piacevole fu interrotto bruscamente dalla guardia legata che nel frattempo aveva ripreso conoscenza e aveva prima gridato aiuto e poi, vedendo le due donne che si accarezzavano sopra il cadavere della guardia, iniziò a insultarle pesantemente, dimenandosi sul pavimento. Bonnie e Stella si girarono a guardarlo irritate. Bonnie disse alla sua amica: “Chiudiamogli la bocca. Per sempre”. Stella, continuando a fissare il loro prigioniero, sussurrò qualcosa all’orecchio di Bonnie palpeggiandola sul sedere. Bonnie sorrise, guardò l’uomo e si leccò le labbra. Dallo sguardo divertito e malevolo delle due donne capì che per lui erano guai seri. Infatti vide le due ladre alzarsi e avanzare verso di lui, già eccitate per quello che stavano per fare. La sua aria di sfida era già scomparsa ed era assalito dal terrore, mentre veniva preso per le braccia e trascinato davanti alla teca dov’era custodito il pugnale. A nulla valsero le sue implorazioni: era troppo tardi per chiedere perdono. Fu messo in ginocchio, sempre legato per mani e i piedi. Stella era davanti a lui e Bonnie dietro. Grazie al riflesso del vetro della teca, riuscì a vedere cosa stava facendo Bonnie. Dietro di lui, aveva appoggiato il culo sulla sua testa, restando in piedi ma piegata leggermente in avanti. Potè sentire la sua mano sopra la testa, per tenerla dritta e ferma. Non riuscì più a vedere il riflesso ma sentiva il culo di Bonnie premuto dietro alla testa, una sensazione affatto spiacevole. Il disorientamento fu spazzato via dall’incredulità quando ebbe modo di realizzare cosa avevano in mente di fare. Tenne la bocca spalancata dalla sorpresa, senza far uscire alcun suono. Stella si era voltata dandogli le spalle, anche lei si piegò in avanti rimanendo in piedi davanti a lui. Fece strusciare il culo muscoloso sulla sua faccia per un attimo, poi lo spinse ancor più all’indietro facendo aderire esattamente il viso alle natiche. Quando Stella trovò la posizione giusta smise di muoversi. L’uomo sentì subito una forte pressione che veniva in entrambe le direzioni, davanti e dietro, mentre impiegò qualche secondo prima di rendersi conto che non poteva in alcun modo respirare. Per mantenere più stabile la posizione, Bonnie allungò le braccia all’indietro incrociando i suoi avambracci con quelli di Stella e rimasero così, riuscendo a controllare meglio +i movimenti disperati della guardia. Ognuna provava a tirare dalla propria parte, piegandosi in avanti con la schiena a 45 gradi e spingendo il sedere all’indietro, non facendo altro che sigillare la testa tra i due culi. Per lo sforzo digrignavano i denti gemendo e ridendo allo stesso tempo, con i capelli incollati alla faccia per il sudore. Andarono avanti ancora per un bel po’, nonostante l’uomo fosse già morto da un pezzo. Lo lasciarono cadere per terra e prelevarono velocemente il pugnale dalla teca nella quale era custodito. Lo misero in una custodia allacciata alla tuta di Bonnie. Dirigendosi verso l’uscita principale, superarono i corpi delle guardie uccise, ammirando il lavoro svolto, senza usare armi vere e proprie: uno asfissiato dai loro culi, un altro strangolato con la propria cintura, uno soffocato dalle mani e un altro dal seno di Bonnie. Al piano di sopra, in bagno, c’erano le due guardie strangolate e con il collo spezzato dalle loro gambe potenti. Arrivate all’ingresso principale, ebbero però una sgradita sorpresa: videro in quel momento una volante arrivare a sirene spente e fermarsi proprio davanti alla scalinata che conduceva all’ingresso del museo. Le due donne si precipitarono a nascondersi nella sala controllo, pensando velocemente a un piano. Riaccesero i monitor della sorveglianza e poterono vedere i due agenti di polizia avvicinarsi all’ingresso principale. Erano due uomini, uno sembrava piuttosto giovane e camminava dietro quello evidentemente più anziano ed esperto. Rimasero fermi davanti all’ingresso qualche minuto, poi videro l’agente più vecchio dire qualcosa al collega e allontanarsi. Probabilmente stava facendo il giro dell’edificio per provare a entrare da un’altra parte. Stella decise di fermarlo: lasciò la sala controllo e prese una delle rice-trasmittenti delle guardie, per rimanere in contatto con Bonnie. Entrò in bagno e ripercorse il condotto di ventilazione che conduceva alla finestra da cui erano arrivate. La giovane recluta era rimasta all’ingresso del museo a sorvegliare secondo gli ordini del collega. Con sua enorme sorpresa vide qualcuno avvicinarsi dall’interno del museo e aprirgli la porta. Fu ancora più sorpreso nel vedere la guardia, una bella donna bionda e decisamente atletica. Le chiese se lì era tutto a posto, perché avevano perso contatto con la sorveglianza del museo da qualche ora. La donna sorrise e rassicurò l’agente dicendo che era tutto normale ed lo invitò anche a fare un giro di perlustrazione insieme, per essere più sicuri. Il poliziotto accettò subito senza riuscire a staccare il suo sguardo dalla camicia d’ordinanza della guardia, sbottonata fino a metà. Bonnie lo fece entrare, sempre sorridendo, e richiuse la porta alle loro spalle, mordendosi il labbro e pensando a come si sarebbe divertita con lui… L’altro agente intanto aveva percorso il vicolo su retro e con la torcia fu in grado di vedere in alto la finestra aperta all’ultimo piano dell’edificio e la fune che dal tetto arrivava proprio all’altezza della finestra. Sorrise sicuro di sé pensando di poter sorprendere i ladri prima che scappassero. Estrasse la pistola e salì velocemente la scala antincendio senza fare troppo rumore. Salì la scala a pioli fino a giungere sul tetto. Vide che i ladri avevano annodato un capo della fune a un tubo che scorreva lungo il tetto. Appena si chinò per afferrare la fune sentì un colpo fortissimo alla nuca che lo fece stramazzare a terra svenuto. Quando riprese i sensi, si trovò ancora sul tetto dell’edificio, sdraiato supino con le mani bloccate sotto la schiena dalle sue stesse manette. La fune era stata tirata tutta sul tetto e l’altro capo era adesso ben annodato intorno alle sue caviglie. Sopra di lui c’era una donna muscolosa, vestita tutta di nero, che gli sorrideva. Non fece in tempo ad aprir bocca che Stella si abbassò, sedendosi proprio sulla sua faccia. Si sistemò in modo da tenergli il naso e la bocca ben schiacciati tra le sue gambe, impedendogli così di respirare. I suoi lamenti finirono soffocati dal peso che si era concentrato contro il suo viso. Adesso lei poteva fare quello che voleva con lui: la sua vita era completamente nelle sue mani. Forse lo avrebbe anche risparmiato, ma ora lei doveva godere, subito, solo questo importava. Sapeva che la sua vittima poteva sentire quanto fosse eccitata dalla situazione, quanto fosse eccitata per quello che gli stava facendo in quel momento. Solo un sottile pezzo di tessuto sintetico li separava. Stella avrebbe voluto essere completamente nuda, per poter godere appieno della situazione. Fu però riportata improvvisamente alla realtà dalla sua ricetrasmittente. Era Bonnie. “Stella ci sei?” Afferrò la rice trasmittente continuando a ruotare lentamente il bacino sopra la sua vittima. “Sì, eccomi” “Situazione?” “Il ragno ha catturato la sua preda. Che succede da te?” “Non ti preoccupare. E’ qui con me. Non ancora per molto, comunque!” Bonnie era seduta su una sedia della sala controllo, con indosso i vestiti di una delle guardie uccise. In ginocchio davanti a lei il giovane agente, ammanettato, stava inutilmente dimenandosi, con la testa stretta tra le sue cosce e la faccia premuta contro il sesso che lo stava soffocando. Accarezzandogli i capelli, Bonnie sorrise e disse a Stella, “Mi sono travestita da guardia e l’ho fatto entrare, dicendogli di fare un giro insieme per il museo. L’ho portato in sala controllo e gli ho dato una botta in testa. E’ caduto stecchito. Gli ho messo le manette e adesso è qui in ginocchio tra le mie gambe…”. Stella non riuscì a rispondere. I movimenti della sua vittima la stavano portando all’orgasmo e quello che le aveva appena detto Bonnie riuscì solo ad aumentare l’eccitazione. Bonnie udì soltanto gemere di piacere la complice e tanto bastò per provocarle le stesse sensazioni. Quando sentì di essere sul punto di venire, appoggiò la rice-trasmittente sul tavolo. Poi strinse le cosce attorno alla testa con tutte le energie rimaste e con le mani afferrò con violenza i capelli del poliziotto, mentre sentiva Stella gemere sempre più forte e sussurrare “Oh sì… Muori! Sì! Sì!” Bonnie chiuse gli occhi e piegò la testa all’indietro. Nello stesso istante le due donne furono travolte da un orgasmo esplosivo che fu fatale per le loro sfortunate vittime. Bonnie impiegò qualche minuto per recuperare un po’ di lucidità: non si era nemmeno accorta di aver aperto intanto le gambe, facendo scivolare sul pavimento l’agente ormai morto soffocato. Quando le sue gambe smisero di tremare per lo sforzo, si alzò, prese la rice-trasmittente e si congedò da Stella, dandosi appuntamento al punto di ritrovo, il loro furgone, situato in un parcheggio poco distante. Tolse il contatto radio: si erano divertite abbastanza e poi non bisognava perdere altro tempo, potevano arrivare presto dei rinforzi. Si chinò sull’agente ucciso, gli tolse le manette e lo girò supino. Dopo averlo baciato in fronte, lo spinse con il piede sotto il tavolo della sala controllo. Ancora vestita da guardia, uscì dal museo dall’ingresso principale con una borsa degli attrezzi che aveva trovato in sala controllo: dentro c’erano il pugnale, le manette e la sua tuta nera. Stella si fece attendere un po’. Dopo aver soffocato il poliziotto salutò Bonnie e spense la rice trasmittente. Gli tolse le manette e stava per andarsene quando cambiò idea. In quella zona nascosta poteva prendersela più comoda e decise di approfittarne, anche se naturalmente sarebbe stato più prudente darsela a gambe. Invece rimase in ginocchio sopra il corpo dell’agente ucciso. Afferrandolo per i capelli, gli spinse ancora la faccia in mezzo alle gambe e strinse la testa con le cosce. In questa posizione si sfregò contro di lui fino a raggiungere altri due orgasmi. Si sdraiò a terra e lo spinse via da sé con un calcio mentre si infilava una mano nei pantaloni. Dopo essersi masturbata furiosamente, riprese fiato e si alzò in piedi. Prima di scendere dalla scala, ebbe un’idea. Lasciò la fune annodata al tubo del tetto e alle caviglie del cadavere. Con i piedi iniziò a spingerlo verso il cornicione e poi ancora oltre, facendolo cadere giù. La fune riuscì a reggere bene il peso. Scese rapidamente le scale e arrivata in strada si fermò a guardare in alto. Il cadavere era rimasto lì, appeso alla fune per i piedi, dondolando nel vuoto con la schiena appoggiata contro la parete e le braccia penzoloni. Dopo aver ammirato il suo lavoro, Stella abbandonò di corsa il vicolo, mentre da lontano iniziarono a sentirsi le sirene delle volanti in arrivo.